Monday, February 18, 2008

Avete mai provato i cammelli?

A circa 10 km dal piu’ grande mercato di cammelli nei pressi della capitale si trova, in un angolo nascosto di un grande mercato chiamato Suk Libia in Omdurman, un mercato un po’ particolare. E’ formato da una serie di macellerie che espongono all’aria carcasse di animali, in particolare mucche, pecore e cammelli. A volte si assiste persino all’uccisione degli animali, assicurandosi propbabilmente il pezzo di carne piu’ fresca che si possa immaginare.
Si compra la carne, si negozia sul prezzo e poi con il fagottino di carne si va un uno dei tanti piccoli ristorantini che non hanno ne’ un menu ne’ cibo da servire e si chiede di cucinare la carne appena comprata. Ancora una volta si negozia per il prezzo che dipende dal quantitativo di carne da cucinare e dal numero di persone e ci si siede e si aspetta mentre cucinano davanti a te la carne. Nulla viene aggiunto. Ne’ insalata ne’ pane. Non vendono nemmeno le bevande. Se si vuole bere qualcosa si paga in anticipo una delle cameriere che esce dal negozio e si reca al supermercato piu’ vicino ad acquistare coca cola, acqua o pepsi senza sovrapprezzo.

Saturday, January 19, 2008

Ma il weekend di quanti giorni e'?

Fino ad ora in Sudan il weekend e' stato sempre di un giorno, il venerdi'.
Una cosa a cui, per chi e' abituato all'Europa (o io direi, al resto del mondo!), non ci si adatta facilmente.
Non si fa in tempo a rilassarsi che e' gia' tempo di tornare al lavoro.
Certo loro qui sono abituati e soprattutto non hanno idea di cosa significhi un weekend fuori. Passano il venerdi' tra la moschea e i lavori a casa.

Ma il Sudan ha deciso di adeguarsi e di concedere due giorni a settimana a partire dal 26 gennaio (il venerdi e sabato). La scelta del sabato e' stata dettata soprattutto dalla volonta' di concedere due giorni consecutivi. Ma cio' ha innescato non poche polemiche perche' denota poca considerazione per i cattolici che speravano di avere la domenica per poter andare a messa.

Monday, December 10, 2007

Prodotti che non si trovano in Sudan

Quando li abbiamo sotto gli occhi ogni giorno non ci facciamo caso e li diamo per scontato. E quando vivi all'estero per un po' non ci pensi perche' sei troppo intento a scoprire i nuovi sapori che offre il Paese.
Ma dopo qualche mese si rendi conto che, anche cercandoli in giro, tanti prodotti non sono mai stati avvistati sulle coste sudanesi del Mar Rosso.
E cosi' anche una dieta o una ricetta semplice diventa impossibile o estremamente dispendiosa.
Qui di seguito troverete una lista di prodotti che qui in Sudan non si vendono... quindi chiaramente se mi venite a trovare portatene qualcuno! O per chi non mi conosce, potrebbe sempre essere un'idea per iniziare un import-export di tali prodotti.
Spinaci freschi
Rucola o lattuga e simili (certo hanno qualcosa che chiamano salada ma con l'insalata in Europa non ha niente a che fare!! Nei negozi piu' chic si vende anche un tipo di insalata chiamato "Insalata americana" ma costa 15 dollari!!!)
Mozzarella, provola, fiordilatte ecc
Cavolfiore, cavoletti di bruxelles, cavolo ecc.
Basilico fresco :(((
Altre erbe fresche (ho avvistato una volta una piantina di rosmarino ma costava 15 dollari!)

Assorbenti interni


E poi c'e' la lista dei "c'e' ma non li compro" perche' solo a vedere l'etichetta del prezzo ti viene un accidente. Ecco alcuni esempi:
250 g di mascarpone = 12 dollari
250 g di ricotta= 15 dollari
400 g di panna da montare= 10 dollari
100 g di insaccati (tutti rigorosamente senza maiale) = 8 dollari
100 g di parmigiano = 15 dollari

Frutta di stagione

Essendo abituati ad andare al supermarket o dal fruttivendolo e trovare praticamente tutto tutto l’anno e’ strano dover adattare il proprio regime alimentare ai prodotti di stagione.
Senza contare che le stagioni sono totalmente diverse da quelle europee, quindi oggi giorno e’ una sorpresa… e non si sa mai quale frutto o legume sara’ in vendita.
Vedi le angurie per strada e ti dici, bene si mangia questo. Il fatto sta che quando finiscono non ti avvisano mica…
Quindi fragole a dicembre, anguria a settembre e mango a luglio e agosto sono cose perfettamenti normali.
I negozi inoltre non hanno sempre gli stessi prodotti. Li importano dai paesi vicini e lontani, ma non sembrano avere idee chiare su cosa mettere in commercio nei loro supermarket. Un giorno trovi un prodotto e qualche settimana dopo un altro… senza tracce del primo. Tutti i negozi della zona si servono degli stessi fornitori, quindi quando manca un prodotto in un negozio puoi star sicuro che quando si saranno esaurite le scorte ai negozi vicini dovrai pazientemente aspettare che a tutti vengano ridistribuiti.

Inviti all’ultimo minuto

Uno degli aspetti culturali ai quali ci si deve saper adattare il prima possible sono i cambiamenti di programma all’ultimo minuto.
Questo va da un appuntamento di lavoro che viene improvvisamente rimandato o addirittura cancellato a telefonate all’ultimo minuto fatte per invitarvi ad un matrimonio o a bere qualcosa dandovi solo 10 minuti di preavviso.
In genere non pianificano le loro giornate o serate.
Sfortunatamente, proprio perche’ loro non pianificano nulla, preparatevi a ricevere disdette all’ultimo minuto per serate e cene oganizzate con una settimana di anticipo.
Al momento vi diranno che verranno di sicuro, ma a un paio d’ore dall’inizio della serata incomincerete a ricevere telefonate di disdetta per questo o quel motivo improvviso.
Inoltre e’ perfettamente normale andare a trovare qualcuno senza preavviso.
Sembra difficile pensare come un sistema del genere possa essere concepito dal nostro abituale modo di vivere.

Sunday, August 26, 2007

Sudan e la fotografia

Per chi ama fotografare come me il Sudan non è certo il paese ideale. Qui per loro i fotografi sono delle spie che cercano o di copiare la “rinomata” abilità sudanese di costruire ponti e palazzi o sono giornalisti che cercano dei soggetti da fotografare per mostrare al mondo intero quanto il paese sia malvagio. Forse se la smettessero di perseguitare i turisti che cercano solo di immortalare il diverso e portare a casa qualche ricordo da mostrare agli amici, non si leggerebbero tante brutte cose sul paese e l’industria turistica del paese ne trarrebbe enormi benefici.
In poco meno di due mesi passati qui in Sudan sono già riuscita a farmi arrestare. Cosa ho fatto? Ho solo fatto una foto per la quale, per di più, avevo chiesto il permesso al soggetto della mia fotografia. Si trattava forse di luoghi strategici o di personaggi illustri? No, si trattava di una foto ad una signora che preparava il caffe in un “bancariello” in mezzo alla strada.

Esiste un permesso fotografico, facile da ottenere (o almeno cosi’ dicono) che dovrebbe autorizzare il turista a fare foto (non di tutto pero’ !), ma in realta’ a volte serve a poco.

Finalmente da poco sembra esserci la cosiddetta « tourist police » di cui pero’ nessuno sembra aver il numero e che non e’ pubblicizzata da nessuna parte e di cui in due mesi di permanenza qui non ho mai visto una sola pattuglia.
La polizia turistica ha il compito di tutelare i turisti e non solo da ladri e criminali ma dalla polizia stessa che spesso abusa dei turisti tentando di estorcere soldi e sequestrare macchine fotografiche.

La concezione sudanese del tempo

Sono successe tante cose dall’ultima volta che ho scritto che non so da dove cominciare. Avrei dovuto scrivere le mie impressioni man mano che le cose accadevano, ma presa dalla frenesia di fare ho rimandato di giorno in giorno... In fondo si potrebbe dire che incomincio a entrare nella cultura sudanese, dato che loro dicono sempre “bukra bukra”, che significa dom anche se poi magari rimandano anche quello che non potrebbero rimandare.
ani... Credo infatti che uno dei loro motti sia “non fare oggi cio’ che puoi rimandare a domani”Una delle loro filosofie è che nulla accade se non è Dio a volerlo. Ogni volta che ti danno un appuntamento o promettono di fare qualcosa aggiungono sempre alla fine della frase: “inshalla”, che significa “se Dio vuole”. Cosa che in se idealmente mi sembra anche carina e giusta: come si fa a promettere che ci si vedrà domani se non si può essere sicuri che domani saremo ancora su questa terra? Allo stesso tempo credo però che loro lo usino un po’ come una scusa, e così un “ci vediamo domani alle quattro inscialla” garantisce loro protezione nel caso in cui (e nel 99% dei casi è così) si presenteranno una o due ore dopo.
E loro applicano questa teoria a tutto: appuntamenti con amici e di lavoro.
Qui alcuni sudanesi che hanno vissuto all’estero o stranieri appartenenti a compagnie internazionali che cercano di far applicare i loro standard di lavoro anche in questo paese cercano di cambiare le cose organizzando seminari sul “time managment” ai quali i partecipanti arrivano puntualmente tardi.
Un sudanese un giorno mi ha raccontato questo detto locale “Ti dico ci vediamo alle quattro. Se alle quattro non arrivo aspettami fino alle cinque. Se per le cinque non sono arrivato allora chiamami. E se per le sei non sono ancor lì vai a casa, ci vediamo domani”.